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Ascolto della Parola

UN CUORE CHE AMA DIO SI DILATA PER AMARE I FRATELLI – Mt 22,34-40

Vangelo

Commento

Davanti a Gesù c’è uno dei suoi avversari, un fariseo, un dottore della Legge, un esperto: forse la sua domanda esprime una sua necessità di chiarezza. Tra i 613 comandamenti, ne esiste uno che sia il più grande? Per i rabbini d’Israele era il terzo, che ogni ebreo era tenuto ad osservare: quello che prescrive di santificare il sabato, perché anche Dio lo ha osservato (“il settimo giorno, si riposò”).

Amerai: Gesù indica qualcosa che sta al centro dell’uomo: tu amerai. Lui sa che ognuno di noi ha bisogno di molto amore per vivere bene. Gesù offre il suo Vangelo come via per la pienezza e la felicità di questa vita. Gesù crede nell’amore, si fida dell’amore, fonda il mondo su di esso. Nell’amerai c’è un invito a guardare il futuro, ricordando che si tratta di un’azione mai conclusa. Non un obbligo, ma una necessità per vivere, come è il respirare. Il verbo al futuro racconta la nostra storia infinita. Noi cristiani siamo quelli che credono all’amore, come forza determinante della storia. È un progetto, anzi l’unico. E dentro c’è la pazienza di Dio. Un futuro che traccia strade e indica una speranza possibile.

Ama con tutta la mente: l’amore rende intelligenti, fa capire prima, va più a fondo.

Ama con tutto il cuore: non significa amare Dio solamente, ma amarlo senza  mezze misure, e vedrai che il tuo cuore invece di diminuire, cresce e si dilata in modo che tu possa amare il marito, la  moglie, il figlio, l’amico, il povero … Dio non è geloso del nostro amore, non ruba il cuore: lo moltiplica.

Ama con tutte le forze: l’amore rende forti, capaci di affrontare qualsiasi ostacolo e fatica.

Lo scriba aveva chiesto quale sia il più grande comandamento, Gesù rispondendo, elenca due inviti, ma dentro raccoglie tre oggetti d’amore e proietta il cuore in tre direzioni: ama il tuo Signore, ama il tuo prossimo, come ami te stesso. Il terzo comandamento  purtroppo è sempre dimenticato: “Ama te stesso”, perché sei come un prodigio, porti l’impronta della mano di Dio. Se non ami te stesso, non sarai capace di amare nessuno, saprai solo pretendere e possedere, fuggire o violare, senza gioia né gratitudine.

Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze”, lo troviamo già nella grande preghiera che ogni israelita fa all’inizio della giornata (Dt.6,4-5); “Ama il prossimo tuo come te stesso”, lo troviamo in Lv 10,18. 

Il primato dell’amore di Dio è affermato da Gesù  senza esitazione. L’amore per l’uomo viene per secondo. Per Gesù i due precetti uniscono il cielo alla terra, l’uomo a Dio, l’uomo all’uomo: l’amore “verticale” (amare Dio) e quello “orizzontale” (amare il prossimo), e non possono più essere separati. Il primato dell’amore di Dio si concretizza e si visibilizza nel riconoscimento del primato dell’uomo. L’amore per Dio è “con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente”. L’amore per l’uomo è “come se stesso”. La totalità appartiene solo al Signore: Lui solo deve essere adorato. Ma l’appartenenza al Signore non può essere senza l’amore per l’uomo: c’è uno stretto legame. Non può esistere l’amore per Dio senza quella per il prossimo. Amare l’uomo è simile ad amare Dio: Il prossimo è simile a Dio: questa è la grande rivoluzione di Gesù: il prossimo ha volto e voce e cuore simili a Dio, è terra sacra davanti alla quale togliersi i calzari. Il secondo comandamento è simile al primo, anzi il criterio per sapere se sto osservando il primo è come sto vivendo l’amore al prossimo. Il grido del prossimo è da ascoltare come fosse Parola di Dio, il suo volto come una pagina del libro sacro.

Ci sono due possibili rischi: nella generosa lotta per l’uomo, può nascondersi una dimenticanza del primato di Dio, che invece deve essere affermato con tutta chiarezza. L’uomo è fatto per Dio, ecco ciò che non va dimenticato, neppure là dove la povertà e l’ingiustizia sono grandi. L’altro rischio è di partire e parlare sempre e solo di Dio. Dio è per l’uomo. La novità cristiana sta nel mantenere unite le due affermazioni.

 Non dimentichiamo che per trascinare in alto tutta la nostra persona, come dice S. Agostino, dobbiamo immaginare l’uomo con due ali. Un’ala è “amerai il Signore con tutto il tuo cuore…”; l’altra ala è: “amerai il prossimo...”. Per volare ci vogliono tutte e due, ricordando quanto dice S. Giovanni: “Se non ami il fratello che vedi, non potrai amare Dio che non vedi” (Gv 4,20). 

Da dove cominciare? Lasciamoci amare da Dio, che entra, dilata, allarga le pareti di questo piccolo vaso che siamo ciascuno di noi. Noi siamo degli amati che diventano amanti.

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