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Ascolto della Parola

QUELLA VOCE CHE INVITA A PREPARARE LA VIA DEL SIGNORE – Mc 1,1-8

Vangelo

Commento

Vuoi essere discepolo di Gesù? Leggi il Vangelo di Marco.

Vuoi fare esperienza di Gesù? Medita il Vangelo di Marco.

Vuoi essere testimone di Gesù? Approfondisci il Vangelo di Marco.

Conoscere Gesù, significa fare esperienza di Lui, sentire che la propria vita entra a poco a poco in sintonia con la sua, tanto da fare proprie le sue esigenze, i suoi ideali, fino a scoprire la vera e profonda amicizia che consiste nel vivere insieme per guardare insieme l’avvenire, per costruire insieme un mondo nuovo in cui ognuno è per l’altro e non per sé. Possiamo chiederci: per me chi è Gesù? Gesù conta nella mia vita? La mia vita non ha senso, senza di Lui? Desidero essere un suo testimone, impegnato nell’annunciarlo?

Sin dall’inizio Gesù è colui che chiama. Chiama i discepoli perché diventino continuatori della sua opera. Per questo li educa a lungo, insegnando un modo di vivere: perdere la propria vita per gli altri. Malgrado le difficoltà i discepoli non lo abbandonano. Anche noi, ascoltando il Vangelo di Marco, siamo chiamati a farci suoi discepoli, contemplando, da attenti osservatori, il parlare e il modo di agire di Gesù. Nel breve brano di questa domenica, Marco sintetizza tutta questa esperienza, presentandoci quanto Gesù ha compiuto in tutta la sua vita. Si tratta di Vangelo: la buona notizia portatrice di felicità, di gioia, di speranza, di vera salvezza.

Inizio: come nel libro della Genesi si inaugura una nuova storia, una nuova creazione, con la proclamazione della “buona e bella notizia” (Vangelo): Gesù, Messia e Figlio di Dio. Lui conforta la nostra vita e ci dice: con me vivrai solo inizi buoni. Ciò che fa cominciare e ricominciare a vivere e a progettare è sempre una buona notizia, un presagio di gioia, una speranza intravista. Non ricominciare dal pessimismo, dai problemi, dall’illusorio primato della realtà che sembra dominare il mondo. Ricominciare da una cattiva notizia è solo intelligenza apparente, priva di sapienza di Vangelo.

Questo inizio non è stato un evento accaduto per caso, ma il realizzarsi delle sante Scritture, soprattutto la profezia di Isaia. Il Vangelo si inserisce in questa lunga attesa dei poveri, degli umili credenti nel Signore, annunciandoci che quanto era stato promesso, si realizza in Gesù di Nazaret. Non un messaggio di Dio, ma una persona: Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, che ora continua ad essere predicato dalla comunità. Gesù è l’inviato di Dio, il Salvatore. Solo sulla croce ci sarà la rivelazione: “Veramente quest’uomo è il Figlio di Dio”.

Per il profeta Isaia, la lieta notizia è il ritorno dall’esilio babilonese, per Marco, è la venuta di Gesù. Per Isaia, la certezza della presenza liberatrice di Dio, per Marco, è il Figlio di Dio che si è fatto uomo ed è diventato nostro fratello. Gesù è il segno che Dio ha accettato il mondo definitivamente: la sua solidarietà nei nostri confronti è irreversibile. 

Viviamo allora con attenzione tutte le buone notizie che ogni giorno aiutano a far ripartire la vita: la bontà delle creature, le qualità di chi mi sta accanto, i sogni coltivati insieme, le memorie da non dimenticare, la bellezza seminata nel mondo che crea ogni comunione. A noi spetta conquistare sguardi di Vangelo! E se qualcosa di cattivo o doloroso è accaduto, buona notizia diventa il perdono, che lava gli angoli oscuri del cuore. 

Giovanni è il messaggero che precede Gesù, il Signore. Dio (io)  a Gesù di Nazaret (tu) manda il suo messaggero a preparargli a strada. Giovanni dunque è il messaggero che precede Gesù: lui è “una voce”, Gesù è “il Signore”. Tutta la missione di Giovanni è racchiusa in questo compito: attirare l’attenzione su Gesù. L’invito è a convertirsi, a cambiare mentalità, a farsi battezzare per aprirsi al perdono di Dio. Giovanni così prepara il popolo ai tempi dello Spirito: Gesù, realizzando le profezie, è proprio Colui che, depositario dello Spirito, purifica mediante lo Spirito, rinnovando ogni cosa.

Giovanni non dice: verrà, ma viene. Giorno per giorno, continuamente, anche adesso, Dio viene. Anche se non mi accorgo di Lui, viene: è in cammino su tutte le strade. Si fa vicino nel tempo e nello spazio. Il mondo è pieno delle tracce di Dio. C’è chi vede i cieli riflessi in una goccia di rugiada, Giovanni vede il cammino di Dio nella polvere delle nostre strade. Dio è dentro le cose di tutti i giorni, alla porta della nostra casa, ad ogni risveglio. In questo mondo distratto corriamo anche noi il rischio di non vederlo.

Giovanni, come Isaia, è uno che “apre strade” anche nel deserto, tracce di speranza anche là dove  sembrava impossibile. Ascoltare Giovanni, è diventare come lui. Lui però non è solo il predicatore della conversione, ma il suo modo di vivere nel deserto, è la “figura” del convertito.

Il profeta è sempre in attesa: insoddisfatto di ciò che ha. Il suo sguardo va verso l’orizzonte, verso una Persona, alla ricerca di ciò che ancora non ha, pronto per nascite e inizi. 

Il profeta è colui che ri-orienta la vita. Il peccato è l’esperienza di chi non riesce a raggiungere la propria meta e ha perso la strada. Il perdono è Dio che indica di nuovo il punto di arrivo e fa ripartire, è un nuovo inizio.Come preparare la strada al Signore e la conversione in vista della remissione dei peccati? Il Signore non chiede mai che apriamo una strada davanti a noi e la percorriamo per andare a Lui, ma esattamente il contrario. Chiede di sgomberare la strada sulla quale Egli raggiunge noi, viene verso di noi. La strada non è la nostra, ma la sua, del Signore! L’incontro è dovuto alla sua grazia, alla sua ricerca di ciascuno di noi, non ad una nostra iniziativa. Egli viene infatti sulla via della misericordia e del perdono, che Lui solo può tracciare: noi possiamo incontrarlo solo se riconosciamo il nostro peccato.

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