DIFFONDERE LA COMBATTIVA TENEREZZA DI DIO (Mt 11,25-30)

Da Giovanni (Mt 11) si passa a Gesù, che appare come colui che porta a compimento la Legge e i Profeti. Giovanni l’aveva annunciato. Il modo di vivere di Gesù, spesso insieme con i peccatori, la maniera di osservare il digiuno e il sabato, i suoi gesti contrari alla Legge, avevano suscitato perplessità, anche per quanto riguardava il senso dei miracoli. La parola di Gesù stava dividendo gli uditori.

Al termine del discorso missionario, non avviene la partenza dei discepoli, ma è Gesù stesso che parte: il vero inviato è Lui, che vive subito, in anticipo, le difficoltà che aveva annunciato avrebbero incontrato i discepoli. Gesù sta vivendo un periodo di insuccessi, di difficoltà: contestato dall’istituzione religiosa, rifiutato dalle città attorno al lago, in un momento di scoramento e di crisi per un fallimento nella missione, eppure fa sgorgare dal suo cuore un inno di lode gioiosa e convinta a Dio. Gesù ha come un sussulto di stupore, gli si apre uno squarcio inatteso, un capovolgimento: Padre, ho capito e ti rendo lode. Attorno a Gesù il posto sembrava vuoto, si erano allontanati i grandi, i sapienti, gli scribi, i sacerdoti, ed ecco il posto lo riempiono i piccoli: poveri, malati, vedove, bambini, i preferiti da Dio. Ti ringrazio, Padre, perché hai parlato a loro, e loro hanno capito. I piccoli sono le colonne segrete della storia. Dio sta al fianco dei piccoli, porta quel pane d’amore di cui ha bisogno ogni cuore stanco. 

Ci troviamo con una delle più belle pagine del vangelo di Matteo:

  • un ringraziamento al Padre (25-26),
  • un soliloquio sul rapporto tra Padre e Figlio (27),
  • un invito a mettersi alla scuola di Gesù maestro (28-30).

Gesù, rifiutato percepisce, malgrado tutto, la presenza del Padre che non cessa di rivelarsi e di continuare la sua opera di salvezza. Il risultato della predicazione del vangelo è folle! Aderiscono ad esso i poveri, gli ultimi, le vittime e gli scarti della società, quelli che non contano, mentre rigettano questo dono i saggi, gli intellettuali, i nobili, le élites di questo mondo, che non hanno compreso l’importanza di Cristo, della sua parola, dei suoi miracoli.

Inoltre su questi piccoli era stato caricato un giogo, costruito dagli esseri umani, pieno di comandi e precetti, osservanze, intransigenze religiose, rigidità morali, insegnamenti non traducibili in vita. Gesù propone il suo giogo fatto di accoglienza, di amore, di misericordia: un giogo che certo non è senza fatiche, ma altro è faticare in quanto obbligati da precetti, altro è faticare per amore e ricevendo amore. 

Mentre rimaniamo incantati di Gesù che si stupisce di Dio, di questa meraviglia che lo invade e lo rende felice, sentiamo che Gesù ci invita a fare un passo in avanti. “Venite a me, voi tutti stanchi ed oppressi, ed io vi darò ristoro”. Gesù è venuto per mostrare, per raccontare la rivoluzione della tenerezza di Dio. Gesù è il ristoro. Non un nuovo sistema di pensiero, non una morale migliore, ma il conforto di vivere. Ci invita ad imparare dal suo modo di amare. Gesù non viene con obblighi e divieti, ma col dono del regno, che è innanzitutto pace e gioia nello Spirito. Il maestro è il cuore. La legge di Gesù è l’amore: prendete su di voi l’amore, prendetevi cura, con tenerezza e serietà di voi stessi, degli altri, del creato, diffondete la tenerezza di Dio. L’amore non vieta mai ciò che all’uomo dà gioia e vita. E’ l’ossigeno. Dove la vita si è fermata, la attende, la impregna di sé e le ridona respiro.

Questo “giogo” va accolto con gioia, confidando nell’amore di Dio che è sempre preveniente e mai va meritato. Il giogo di Gesù è imparare da Lui, diventare suoi discepoli, seguire lui “mite e umile di cuore”.

C’è un cambio di prospettiva che ci viene richiesto: prima era il Padre a rivelare ai piccoli i misteri nascosti, ora è il Figlio che rivela il Padre a chi vuole. Il Padre si può conoscere solo attraverso il Figlio. Il Padre si rivela agli umili che seguono Gesù.

Illuminati da queste esperienze, i nostri incontri devono diventare racconti di speranza e di libertà.