DALL’AMORE GRATUITO IL PIU’ BELLO DEI SÌ – Lc 1,26-38

Parrocchia di Fontane
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DALL’AMORE GRATUITO IL PIU’ BELLO DEI SÌ – Lc 1,26-38
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Vangelo

Commento

Il Vangelo di Luca sviluppa il racconto dell’annuncio a Maria come la zoomata di una cinepresa: parte dall’immensità dei cieli, restringe progressivamente lo sguardo fino ad un piccolo villaggio, poi ad una casa dove c’è una ragazza, occupata nelle sue faccende e nei suoi pensieri. L’angelo Gabriele vola dall’immensa spianata del tempio di Gerusalemme (Zaccaria), verso una casetta qualunque di povera gente, in una contrada sconosciuta. Dal sacerdote anziano nel suo pieno servizio, ad una ragazza vergine; dalla città di Dio, ad un paesino senza storia, in una borgata disprezzata della Galilea abitata da persone meticce. La nostra storia cristiana non inizia al tempio, ma in una casa. Ma qual’è il senso che l’evangelista ha voluto dare al racconto? 

Il racconto mostra due fedeltà: La fedeltà di Dio che compie meraviglie, mantiene le promesse fatte a Davide (il dono della discendenza) e la fedeltà di Maria che accoglie la Parola di Dio con una disponibilità totale e definitiva (la risposta). E’ l’annuncio che Dio salva, Dio chiama e affida ad una libera creatura un compito nell’opera della salvezza. Tutta la Trinità: Padre e Figlio e Spirito Santo sono presenti nel portare la salvezza, e Maria che liberamente entra in questo agire di salvezza della Trinità.

   Il racconto è racchiuso da due espressioni: l’entrata dell’angelo nel luogo dov’è Maria, il suo allontanamento da essa. L’angelo Gabriele entrò da lei. E’ bello pensare che Dio ci sfiora, ci tocca nella nostra vita quotidiana, nella nostra casa.

 Il primo momento (28-29) dice quanto Dio ha operato in Maria: Il Signore è con te.

Tre volte parla l’angelo: una parola di gioia, “kaire”; una contro la paura, “non temere”; un’ultima parola perché ci sia vita nuova, “lo Spirito verrà e sarai madre”. L’angelo propone le tre parole assolute: gioia, fine di ogni paura, e vita: “rallegrati”, “non temere”, “ecco verrà una vita”. L’invito alla gioia è motivato da quanto Dio ha già fatto e continua a fare in Maria. Ripercorrendo la sua storia, Maria è invitata a scoprire come mai Dio l’ha colmata di grazia: Dio la chiamava ad un compito ben difficile da eseguire, che superava le forze umane, quindi impossibile, se la persona è lasciata sola a se stessa. Dio però sarà sempre con lei, rendendola continuamente capace di assolvere alla sua missione: essere Madre del Messia, Madre-Vergine del Figlio di Dio. L’angelo, non solo a Maria, ma anche a tutti noi assicura che i segni dell’avvicinarsi di Dio sono questi: si moltiplica la gioia, la paura si dissolve, risplende la vita, nasce anche per noi la missione, che solo col continuo aiuto che ci viene assicurato, possiamo realizzare.

Maria, chiamata per una missione, prima è invitata alla gioia. La prima parola dell’angelo è proprio un invito alla gioia, quella cosa buona e rara che tutti, tutti i giorni, cerchiamo. Apriti alla gioia, come una porta si apre al sole, perché Dio si avvicina e ti stringe in un abbraccio, viene e porta una promessa di felicità. Maria ascolta. Lo stupore, il turbamento di Maria di fronte al saluto, sottolineano una parola, che, dopo aver provocato una scoperta, constatazione dell’abbondanza di grazia presente, sollecita la ricerca di sapere come mai le era stata concessa. Anche ognuno di noi è  riempito di Dio, che si è chinato su di noi, si è innamorato di noi. Siamo certi che saremo amati per sempre da Lui. Il nostro nome nuovo davanti a Dio è: essere amati gratuitamente e per sempre, questo perché il  vero nome di Dio è Emmanuele, Dio con noi.  

–  Nel secondo momento (30-34) l’angelo le spiega. Sarà madre, avrà un figlio, sarà il discendente di Davide, il Messia. Ma in che modo si realizzerà tutto questo, data la sua attuale situazione di verginità, il non aver avuto relazioni con un uomo. Maria domanda: come è possibile? Sta davanti a Dio con tutta la sua dignità umana, con la sua maturità di donna, con il suo bisogno di capire. Vergine-sposata: due termini che esprimono tensione e mettono in discussione la relazione Maria-Giuseppe. Prevarrà la condizione di vergine o quella di sposata? A prima vista sembrerebbe prevalere quella di sposata in quanto Giuseppe è detto discendente di Davide, e il Messia è un discendente di Davide. Giuseppe ha un peso nel racconto e non può essere disatteso, in quanto Maria che è promessa sposa con lui, ha dei doveri di sposa. Prima della totalità dell’assenso, ecco l’importanza della domanda.

– Nel terzo momento (35-38) l’angelo le dice che non avrà relazioni con un uomo, ma tutto in lei sarà opera di Dio: sarà Madre, lei Vergine promessa sposa. Lo Spirito Santo, che è la potenza dell’altissimo agirà in lei, escludendo ogni intervento dell’uomo. La nube era un segno della presenza di Dio. Ora Maria, diventa il vero Tabernacolo, la vera Arca dell’Alleanza, il Santo dei Santi: in modo pieno in lei si realizza la presenza di Dio tra gli uomini.

Maria crede a quanto le è stato detto, e nella sua risposta esprime la sua gioiosa fede. Eccomi: in Maria c’è un desiderio gioioso di collaborare (“serva”) a ciò che Dio vuole da lei: è la gioia dell’abbandono totale al volere divino. 

La storia di Maria è anche la nostra storia. Dio chiama anche noi (pieni di grazia) ad essere strumenti di salvezza. Resi tempio della presenza di Dio: il dono ricevuto deve continuare a farsi dono. Come chiesa, siamo chiamati a continuare a far nascere Gesù nella vita di ogni persona. Dopo aver ascoltato e compreso, diciamo il nostro “eccomi”, portando nel mondo la vera gioia che vince tutte le paure.